PAESE SERA - 22 luglio, 1978
Cosa fa stasera Bernard Weber?
"NON SO cosa farò stasera. Mi piace
improvvisare, anche se a Roma il massimo che si può fare è
andare a cena con gli amici. Infatti sto ingrassando. Forse
rimarrò in albergo".
- Che tristezza.
"Dice così perchè non conosce il mio albergo. Io ci vivo da due
anni e mezzo".
- Cos'ha di speciale?
"Tutto. L'atmosfera, la gente, le camere. Pensi, non ce n'è una
uguale all'altra, per dimensioni e arredamento".
- Non mi pare corretto aprire tutte le stanze.
"Non farei mai una cosa simile. Il fatto è che in questi due
anni e mezzo ho viaggiato molto e ogni volta che tornavo mi
davano una stanza diversa".
- Non ha mai pensato di affittare un appartamento?
"Non potrei. Vivere a Roma non è facile per uno straniero:
questo hotel è stata la mia isola, il luogo delle mie esperienze
umane...".
- In una parola, la sua mamma.
"...ed è anche il protagosnista del mio primo film, che verrà
proiettato nei prossimi giorni alla rassegna di Taormina".
- Come si intitola?
"Come lui: Hotel Locarno".
- Ha detto che è straniero. Per caso è svizzero?
"Sono nato a Ginevra ma ho vissuto a Zurigo fino a quando sono
andato in America per fare del cinema. Ho conosciuto Fellini e
sono venuto a Roma".
- Cosa racconta nel film?
"Quello che ho visto in albergo in questi due anni e mezzo. Ho
dovuto solo adattare un po' la sceneggiatura in funzione degli
attori che potevo utilizzare".
- Chi sono?
"Alcuni italiani, altri americani, austriaci, inglesi, svizzeri,
francesi; c'è anche un australiano".
- Non ha portato un bel po' di trambusto nell'albergo
trasformandolo in un set? Avrà fatto sloggiare o fuggire tutti i
clienti.
"Non c'è stato bisogno. Il mio piano di lavoro prevedeva che si
girasse in una camera al giorno".
- E il proprietario?
"La direzione ha collaborato entusiasticamente. Quando abbiamo
girato nella hall faceva entrare i clienti dall'ingresso di
servizio".
- Però, che bel servizio. |
L'ECO DELL STAMPA - 20 luglio, 1978
Il film più "invitato"è "Hotel Locarno"
E' forse il film più invitato ai
festival di questo scorcio di stagione: andrà fra pochi giorni a
Taormina (sezione "film nuovo"), quindi a Locarno, Montreal e
Teheran.
Si tratta di "Hotel Locarno" che un giovane regista svizzero,
Bernard Weber, ha interamente ambientato e girato in un picolo
albergo romano, l'Hotel Locarno di Via dell'Oca, a due passi da
Piazza del Popolo e realizzato interamente in presa diretta, a
basso costo (circa 150 milioni di Lire), in uno spirito che
ricorda quello che portò all'affermazione della "nouvelle vague"
sul finire degli anni Cinquanta e con una struttura tipo "Gran
hotel", il famoso film con Greta Garbo sullo sfondo di un
albergo che era formato da un tragicomico intrecciarsi di umori
durante il passaggio dei più svariati personaggi.
Tra gli altri interpreti Robert Bara, Ofelia Meyer, Ines Byass,
Roberto Bonanni. Direttore della fotografia Massimo di Venanzo,
figlio dell'indimenticabile Gianni di Venanzo. Il commento
musicale è di Renato Zero. |
IL TEMPO - 29 luglio, 1978
Piccole esperienze e "commedia nera"
Ancora dalla "Settimana del film nuovo",
con la Svizzera, Hotel Locarno, di Bernard Weber.
Hotel Locarno è forse uno dei film più invitati, in questo
momento, ai festival internazionali: dopo Taormina, infatti,
andrà a Locarno, poi a Montreal e quindi a Teheran. Weber,
svizzero, ventisei anni, debutta qui come regista e come
produttore. Il film, girato tutto in presa diretta, è costato
poco più di cento milioni (ma "non è stato facile trovarli..."
confessa Weber). Weber vive in Italia ormai da qualche anno, ha
fatto l'aiuto volontario di Fellini, in Casanova, è stato
allievo della "Film Division" della "School of the Arts" di New
York. La madre, che ha lavorato per 15 anni con Le Corbusier, è
proprietaria di un museo di Zurigo con esposizione permanente di
opere del famoso architetto (che, del resto, lo ha anche
costruito) e con una attività rivolta essenzialmente
all'urbanistica e all'ambiente.
Nel film ci sono attori di sette nazionalità: tutta gente che ha
girato con lui per amicizia o quasi per divertimento, strappata
un po' qua e un po' là ai vari set; un'attrice di spicco è
Milena Vukotic; le musiche sono di Renato Zero, direttore della
fotografia, anche lui qui al suo debutto, è Massimo di Venanzo,
figlio di un noto operatore.
Un film semplice, fresco ma soprattutto autentico. Racconta il
piccolo mondo dell'Hotel Locarno, un albergo romano che esiste
realmente, in Via dell'Oca, a due passi da Piazza del Popolo.
Costruito nel 1925 proprio da uno svizzero, il piccolo hotel
ospita un campionario di umanità ricco di sfaccettature,
popolato di intellettuali, piccoli affaristi, donne solitarie,
giornalisti e scrittori di passaggio, attori e registi. Bernard
Weber vi abita stabilmente (il personale dell'albergo, direttore
in testa, ha partecipato alle riprese). "Ho visto questo piccolo
albergo come un posto di rifugio dal mondo esterno - dice Weber
- ed ho concentrato le situazioni in diciassette personaggi. Ma
non ho voluto indugiare su dei caratteri particolari, preferendo
lasciare spazio alla fantasia dello spettatore per fargli
continuare, e magari concludere, le storie che io ho appena
disegnato. Storie autentiche, per lo più, anche se mediate dalla
immaginazione. Esperienze di vita, anche se appena accennate. In
una dimensione umana - a volte divertente, a volte ironica,
grottesca, patetica - che il ritmo della società di oggi, come
appare nel film, tende a soffocare, ad annullare". |
XXXI FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM
- 9 Agosto, 1978
"Hotel Locarno": finalmente un film che
sta dalla parte dell'uomo
"Hotel Locarno" è la storia tenera e
morale, non moralistica, delle vicende di un albergo situato nel
centro di Roma. Regista il ginevrino Bernard Weber. E' un "grand
hotel" dei poveri, dove un campionario umano disparato trascina
le sue solitudini, la sua fatica di vivere, il suo tirare a
campare tra espedienti e frustrazioni: ci sono la cartomante, la
giovane attrice, il portiere di notte, lo scrittore ancora
sconosciuto che fa lo sciopero della fame perchè qualcuno si
accorga di lui, l'attore di film western a Cinecittà, due vecchi
piccoli imbroglioni che la direzione dell'albergo non scaccia
perchè si vuole evitare lo scandalo di un intervento della
polizia, il commerciante di scarpe, l'ammiraglio fuori della
realtà, l'uomo politico brillante e banale... Svelto nei
ritratti e affettuoso nel proporre con ironia la sua solidarietà
verso questo mondo genuino anche se fallimentare, l'autore
mostra doti di umanità non comuni e che sembrano essere una
costante del mondo cinematografico svizzero, almeno di quello in
lingua francese. Ma la realtà degli ospiti dell'hotel è turbata
dalla speculazione. Il giovane tedesco Robert organizza una
combinazione tra l'albergo (il direttore è ben disposto a
liberarsi degli ingombranti vecchi ospiti) e un'agenzia
turistica del suo paese. Giungono così i turisti ed i vecchi
ospiti - che sono in fondo una banda di amici sognatori e
ingenui - sono invitati senza complimenti ad andarsene. Lo
scrittore finisce al manicomio, le valigie dei due vecchi
vengono buttate fuori dalla camera, gli altri vedono aumentare
la loro emarginazione. Ma davanti allo scempio del turismo di
massa, alla venalità dell'albergatore, all'incapacità di Robert
di accorgersi della verità, il gruppo dei "diseredati" si
coalizza e passa al contrattacco. Il finale è però ambiguo:
all'Hotel Locarno si gira un film sulle glorie passate
dell'albergo.
Difetti ce ne sono, ma il taglio è intelligente. Il ritratto dei
personaggi sicuro, il dialogo divertente. Il pregio maggiore del
film sta nella capacità di descrivere in modo semplice e quasi
sincero la realtà giornaliera.
Finalmente, in questi primi giorni di proiezione, un film che
sta dalla parte dell'uomo. |
|